L'Abruzzo è una regione sottovalutata e anonima.
Pochi sanno con precisione in che zona dell'Italia è situata, molti la sovrappongono alle Marche o alla Basilicata e quasi nessuno ne conosce i capoluoghi.
L'abruzzese è ben conscio di tutto ciò e da sempre tenta di trovare un modo per emergere.
L'unica arma che pare avere a disposizione per uscire da tale anonimato è il linguaggio.
Allora cosa fa?
Si ingegna.
Tu dici "Abruzzo" e lui dice ABBruzzo"
Tu dici: "Oggi è sabato, ohFabio, ce l'hai un pò di roba?"
e lui invece "Oggi è SsaBBBto, oh FaBBio, ce l'hai un pò di RoBBa?"
(i contenuti scelti nella mia argomentazione sono puramente casuali. ogni riferimento a situazioni /persone esistenti è accidentale).
Questo è dunque il primo principio: il raddopiamento automatico delle letterE (soprattutto la lettera B).
Seconda peculiarità del linguaggio aBBruzzese è la cosidetta ESSE STRASCINATA, ovvero la produzione del suono SCT proveniente dall'unione della lettera S e lettera T.
Tu dici "Questo", un abruzzese dice "QuesSCTo".
Tu dici "Ho visto la mostra" un abruzzese dice "Ho viSCTo la MoSCTra"
(aggiungo che il suono della ESSE si modifica anche in altre occasioni, ad esempio quando incontra la lettera P. Il meccanismo che si attua è il medesimo: SP diventa SCP).
Terzo concetto fondamentale: il troncamento. Raramente le parole vengono pronunciate dall'inizio alla fine. Per non perder tempo l'abruzzese furbetto taglia cortO.
Tu dici "Andiamo a mangiare" e lui "Andiamo a mangià"
Tu dici "Cosa vai a vedere in televisione" e lui "che vai a vedè in tv?"
Riassumo i prinicipi basilari dell'abruzzese fornendovi un semplice esempio di una conversazione abituale (leggermente dialettale):
Figlio: " Oh mà, J BBuccat la paSCT?"
Mamma: "aSCPitt, tè d'à riBBolì la saGGicc"
Traduzione: "mammina cara e dolce, hai gettato la pasta nell'acqua bollente?"
"Abbi un attimo di pazienza, il sugo con la salsiccia deve aver tempo di cuocersi completamente"